Tàngheri

o

Tangueri



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 APPUNTI E SPUNTI 

 

 

GOLIARDICI ED IRRIVERENTI 

 

 

 

MISTICI O MISTIFICATORI ?

 " NON è COME PENSIAMO MA COME SENTIAMO "

 

CHISSA' SOLO DI TANGO NON CONOSCE IL TANGO .

Questo per me vale per tutto ciò che facciamo , ogni situazione , ogni pensiero , ogni azione viene  sollecitata ed influenzata da eventi  spesso non valutati. L'esperienza mi porta sempre a pensare e riflettere che,  ogni situazione abbia una relazione ben precisa con tutto ciò che accade direttamente ed indirettamente, che è stata e che sarà.




Mistici

-- Percepiamo la milonga come fosse un luogo sacro ?
-- nessun altro luogo è più spirituale di una milonga ?
-- i raduni consacrano ?
-- chi ha visitato la città Santa (B.A.), sarà santificato ?
  • Sei Mistico !!

 

Contenuti Sito 

 

Fidarsi è bene non fidarsi è meglio, vale anche nel ballo come nella vita

La prepotenza del Tanguero e la sua  prosopopea...

Prevale nelle migliori Tande  l'istinto " primordiale " rispetto alla razionalità
appena le prime note s'imposero decise nella sala, si cercarono con lo sguardo

 

 

Perché ballo il Tango ?

 

 

le ragioni sono molteplici, le meno false sono :

  • ballo perché mi piace, essendo un curioso riservato  scopro e mi godo intimità improbabili.
  • Inoltre,  disporre e proporre ad una sconosciuta  mi  sorprende e mi stimola, piacevolmente godo anche del contrario.
Provare e provocare una stimolazione mentale personale , che si fonde diventando di coppia.

 

IL Tango : uno style di Vita ed una Vita con style. 

 

 

 

 

Mistificatori 

  • Le vere emozioni sono solo nell abbraccio Tanguero ?
  • chi non conosce il tango non conosce se stesso ?
  • la vita è inutile se non balli il tango ?
  • Se non balli la milonga non sei un "Mitonga " ?
  • Sei Mistificatore !!

 Appunti e spunti

irriverenti, improbabili verità e assurde supposizioni .

Maschere e Mascara !!




Il tango è la testimonianza storica e culturale di un paese complesso come l’Argentina, ma è anche e soprattutto l’espressione di un lirismo universale, nutrito di sentimenti eterni come la malinconia, la nostalgia, la sensualità, la passione, la rabbia. “Il tango – diceva Borges –è un pensiero triste messo in musica”.
Il tango nasce alla fine del diciannovesimo secolo all’interno di un processo di immigrazione che vede milioni di europei riversarsi nelle città argentine, dove si stabiliscono anche molti i gauchos, i quali abbandonano il loro tradizionale nomadismo per cercare fortuna nei centri urbani. L’etimologia del termine, ancora incerta, sottende una serie di ipotesi interpretative gravide di suggestioni e rimandi, tra cui quello alla cultura africana. Il tango nasce quindi dall’incontro di culture e genti diverse. Tuttavia esso si è ormai affrancato dalle sue origini per venire definitivamente consacrato a danza di valore universale, una danza che, come sottolinea lo scrittore Ernesto Sábato, non ha niente a che vedere con le sequenze caricaturali dei film interpretati da Rodolfo Valentino. 
Alternando sequenze coreografiche ad interviste a scrittori, registi e poeti argentini, l’unità propone un viaggio nel mondo del tango, un mondo che non è solo una musica e un ballo, ma anche uno stile di vita, un modo di sentire l’esistente. Tra i nomi più illustri della storia del tango si ricordano Carlos Gardel e, in tempi più recenti, Astor Piazzola, grazie al quale il tango si è rinnovato, uscendo dai vicoli e arricchendosi di atmosfere proprie dei linguaggi della musica classica e del jazz. 
Completa l`audiovisivo un`analisi del lessico, delle tematiche e dei movimenti del tango. Il poeta Horacio Ferrer, ricordando che nella composizione dei testi per il tango ci si affida alla melodia più che al ritmo, rimarca il legame tra questa danza e i temi della letteratura universale: la vita, il tempo, l`amore e la morte.


UN PERCORSO DI CRESCITA PERSONALE

Tango: un ballo rivelatore

In occasione dell'uscita il 18 aprile del film "Un tango màs", ecco un articolo su questo straordinario ballo, oggi rivalutato in tutto il mondo. "Il tango è un linguaggio intenso, che coinvolge, diviene terapia", scrive Zuleika Fusco. "E' una forma di comunicazione in cui è impossibile mentire, proprio perché il suo mezzo d'elezione è il corpo. Per ballare un tango occorre fidarsi di sé, del proprio corpo e del proprio sentire"

L.ultimo.tango

Ayelén Alvarez Mino e Juan Malizia in “L’ultimo tango”, il docu-film in cui Maria Nives Rego racconta la sua passione per il tango e per Juan Carlos Copes.

 

Il tango. Una danza, o meglio una cultura che ha superato i limiti del tempo e della sua terra per diventare patrimonio mondiale dell’umanità. Basterebbe riconoscere questo per comprenderne la potenza. Perché il tango coinvolge, appassiona, diviene terapia. È certamente un linguaggio intenso, che per tutte le sue implicazioni emotive e per una magia penetrante che non può spiegarsi, attrae o respinge in maniera totale chi si affaccia curioso al suo mondo. Come dice il Maestro Carlos Ochoa, che in questa cultura è nato e cresciuto «Il tango è semplice. Siamo noi umani ad essere complessi», riferendosi a quelle dinamiche importanti che si generano tra chi balla. Di fatto non è il tango che causa emozioni e giochi come la gelosia, la passione, la malinconia, lo struggimento, la competitività e tutti quei luoghi comuni che la fantasia popolare gli ha attribuito nel tempo…. Bensì rivela e mette a nudo ciò che in animo già esiste, spogliandoci delle sovrastrutture e spingendoci alla verità, tanto da renderci parodia di noi stessi quando non siamo disposti a riconoscerla, o da aiutarci nel nostro percorso di crescita personale.

Richard.Gere_Jennifer Lopez

Richard Gere e Jennifer Lopez ballano il tango nel film “Shall we dance?” di Peter Chelsom.

Il corpo non può mentire
Il tango è una forma di comunicazione in cui è impossibile mentire, proprio perché il suo mezzo d’elezione è il corpo. Se infatti nella vita di tutti i giorni possiamo scegliere con cura e strategia le parole da pronunciare per determinare il senso di un nostro messaggio, sul corpo non potremo mai avere totale controllo. La comunicazione non verbale ha di fatto una sua autonomia rispetto alla nostra volontà. Noi mentiamo, il nostro corpo no.
Nel tango quindi non si finge. Possiamo studiare, migliorare la tecnica e lo stile, imparare la gestione delle energie e delle emozioni che stimola, ma il pregio di questa danza è che esalta la nostra natura e la nostra originalità, costringendoci ad essere autentici. Non siamo di certo noi a possedere i movimenti, ma i movimenti ad essere l’epifania di chi siamo nella vita, mostrando all’esterno qualcosa che spesso ci preoccupiamo di celare. Comunque siamo, in pista il nostro modo di pisar, cioè di calpestare il suolo, come la nostra postura, lo rivelano al partner di ballo come a chiunque ci osservi danzare.

Un connubio perfetto tra corpo e mente

Un'altra scena di tango, con Al Pacino e Gabrielle Anvar in "Profumo di donna".

Al Pacino  e Gabrielle Anvar in un’altra scena di tango in “Profumo di donna”.

Eppure non stiamo trattando di una danza istintiva, ma di un connubio perfetto di corpo e mente, fatto di regole di comportamento e di un galateo speciale, attraverso cui il corpo rivela la sua intelligenza, essendo sempre adeguato al qui ed ora, la mente, se non serena e allineata, crea disagi, rivelando la nostra vulnerabilità, incidendo sulla qualità del movimento, ma offrendoci così anche l’opportunità di fare un buon lavoro interiore per superare i nostri limiti e riequilibrare noi stessi. Quando balliamo in una condizione di malessere, i pensieri influenzano l’esito dei passi e del rapporto che istauriamo con l’altro. La qualità dell’energia si perde, impedendo quella naturalezza e quella fluidità che il corpo per natura conosce, se non lo ostacolassimo con le nostre insicurezze.

Una relazione stretta… lunga un ballo
Il tango certamente ci fa incontrare l’altro, portandoci a lavorare subito sulla relazione. Non è così facile abbracciare un estraneo e condividere in armonia lo spazio intimo delimitato dall’abbraccio che creiamo… Quella ricerca continua di armonia che induce due individui a trovarsi per il tempo breve della loro danza, nel tentativo di rendere i loro due corpi un essere unico. Ed è storia antica quanto il genere umano, così come raccontava Platone nel mito dell’ermafrodito, descrivendoci il dramma della scissione di quella creatura perfetta, punita per essersi troppo insuperbita e diventata due metà sempre spinte dall’anelito al ricongiungimento.
tango_festivalNella mitologia classica, Armonia è figlia di Afrodite ed Ares, dea dell’amore e dio della guerra. Pertanto solo quando riusciamo a riconoscere in noi sincronicamente l’esistenza di queste due parti e ad onorarle, possiamo costituire un nostro equilibrio e vivere in buona relazione, prima di tutto con noi stessi e poi con l’altro. Questo ci insegna il tango. A trovare in noi e non nell’esteriorità la nostra Bellezza, attraverso la disciplinata e impegnativa ricerca di una corretta postura, che diventa una metafora della nostra condizione interiore, poiché se non abbiamo una buona postura, non abbiamo equilibrio, siamo precari nei movimenti e naturalmente perdiamo grazia. Se da questa prospettiva onoriamo una Afrodite consapevole, che ci mostra come Bello non è immagine ma è soprattutto Buono, il contributo di Ares diventa prezioso nel farci ricontattare una sana aggressività. Quell’energia di base, vitale, che serve a farci percepire il diritto naturale di occupare uno spazio e di trovare la nostra collocazione anche in rapporto al prossimo.

Fidarsi di sè e del proprio corpo

Rodolfo Valentino balla il tango ne "I quattro cavalieri dell'Apocalisse".

Rodolfo Valentino balla il tango ne “I quattro cavalieri dell’Apocalisse” (1921).

Ma armonia significa prima di tutto aprire il cuore, all’altro certamente, a se stessi in primis, perché per ballare un tango occorre fidarsi di sé, del proprio corpo e del proprio sentire e quindi implica conoscerci bene e lavorare per conseguire una coscienza del nostro centro. Così, come nella vita, anche nel tango il prossimo è fondamentale e diventa il nostro specchio. Un maschile e un femminile che ballano cercando sincronicità, complicità e Bellezza, costituiscono la perfetta metafora di quelle parti logica e analogica che esistono in noi e che tentiamo continuamente di accordare. Il partner di ballo, con cui condividiamo uno spazio ristrettissimo, ci porta a scoprire sempre qualcosa di noi. Ogni stimolo, ogni risposta che da lui ci proviene è un rimando fisico ed energetico a chi siamo e a come stiamo, al di là delle nostre convinzioni, quindi autentico. Nel tango diamo voce al dissidio profondo tra come ci percepiamo e come siamo davvero e, attraverso la pratica, possiamo costruire un’immagine veritiera di noi stessi, del nostro corpo, dello spazio e del tempo proprio grazie alla relazione obbligata con l’altro. È dunque una dimensione relazionale che ci offre la possibilità di correggere quelle percezioni distorte che sviluppiamo inconsciamente rispetto a noi stessi, spesso con lo scopo di proteggerci dai dolori della vita o come conseguenza delle ferite ricevute.

Una danza sublime

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Zuleika Fusco, in un performance di tango.

La vita, come il tango, è una danza sublime, dove a ritmi e melodie diverse corrispondono opportunità differenti di interpretare. Non si balla qualsiasi brano con lo stesso passo o colore, con la stessa intenzione o emozione. Non si balla con tutti con la stessa energia.
Questa potente danza ci educa all’autonomia. Quando un uomo invita a ballare una donna, entrambi per il galateo del tango sanno che il dialogo corporeo e psichico che andranno a istaurare durerà il tempo di una tanda, sequenza di quattro brani. Una tanda diventa pertanto una relazione in cui c’è un grande impegno e impiego di energie, sapendo che tutto terminerà lì, alla fine dell’ultima nota. Tendere ad un pathos, senza riversare sul compagno di quel ballo le nostre vulnerabilità, i bisogni, i desideri o le aspettative non è semplice, soprattutto quando stiamo condividendo un abbraccio stretto, ma non dobbiamo portare peso all’altro o esserne dipendente, lezione utile anche alla gestione dei rapporti nel quotidiano. Ogni passo è un atto a sé. Merita il massimo investimento, poiché andrebbe compiuto e goduto come se a seguito non esistesse nulla. Eppure è il presupposto della qualità di ciò che costruiremo a seguire, massima esemplificazione del qui ed ora. Nessuna impazienza, nessuna fretta. Ballare il tango ci rende dipendenti o liberi a seconda della nostra volontà di imparare a gestire con consapevolezza corpo ed emozioni. Non deve indurci ad un desiderio di fusione, ma al piacere di accrescere la nostra Presenza e il proposito di condividerne i doni con chi sta ballando con noi.

Bar Apilado 

 

 

 

Cocktail

 

Rinfrescante, Mitonga :

  • Un Lime tagliato e spremuto nel bicchiere 
  • 3/4 di Spremuta di Pompelmo 
  • 1/4 di Ginger ale
  • ghiaccio e fetta di limone

 


 

 

 

COCKTAIL 

 

Esuberante , Tànghero :

 

  • 1/2 di Schweppes 
  • 1/2 Martini Rosso 
  • ghiaccio e fetta di arancio


 

Lettera ad una giornalista milanese.
di Piero Leli

28 Ottobre 2006

Gentile Arianna,
le scrivo in quanto presidente di FAItango! (sito www.faitango.it) ossia la Federazione delle Associazioni Italiane di Tango argentino.
Ho trovato per caso, usando Google, questo suo articolo sul Tango Argentino, del 2003.
Leggendolo ho trovato troppe inesattezze, che, cordialmente, volevo segnalarle, nell'ipotesi di futuri articoli sullo stesso argomento.

Il suo articolo

I diversi stili e le scuole a Milano
Milano come Buenos Aires, a passo di tango
di Arianna Chieli

Un ballo dalla forte connotazione di coppia e di socializzazione, dove vigono regole non scritte, come quella dei tre «giri»

Ballo, dunque sento. Verità assoluta per i ballerini di tango, assorti nella compagna di danze, occhi negli occhi, plesso solare contro plesso solare. Quello del tango è un mondo a parte, fatto di locali fumosi fiocamente illuminati da luci rossastre, sandali a tacco alto, gambe di donne in perenne movimento. Un mondo dove vigono regole non scritte che prevedono uomini che guidano e donne che seguono, in un'esaltazione dei ruoli che rimanda a una femminilità sopita, memoria ancestrale mai dimenticata. Chi balla tango lo descrive con aggettivi forti, legati alla sfera della sensualità: «un rito consolatorio» per alcuni, «una conversazione senza parole, basata sull'improvvisazione» per altri. Un ballo passionale che parla di sentimento, corteggiamenti, gelosie e possessività.

Il tango nasce a Cuba (Habanera), ma si diffonde solo nei primi del '900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires. Da qui viene esportato attorno al 1910 anche in Europa. Rispetto agli altri balli di coppia il tango è fortemente innovativo: si tratta di un ballo totalmente libero, privo di coreografie predefinite. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell'ottocento. Nella Milonghera i ballerini sono molto vicini tra di loro, ballano molto attaccati. Lo stile detto Nuevo prevede un maggior numero di passi da eseguire perciò deve essere posta una distanza di almeno venti centimetri tra i due ballerini. L'ultimo tipo di tango si chiama Fantasia ed è quello più teatrale e scenografico, maggiormente ricco di passi coreografati ad effetto.

Si può imparare a ballare tango in due modi: nelle scuole di danza e nei locali da ballo. La differenza non è da poco, perché ballare significa anche saper misurare il proprio spazio e, soprattutto, non invadere quello altrui. Imparare a ballare in una sala da ballo, che nel caso specifico si chiama Milonga, permette di misurarsi sin da subito con quello che viene descritto come uno degli ostacoli più ardui: le altre coppie di ballerini. Ma significa anche una socializzazione e un contatto meno asettico, significa inserirsi in un gruppo che vive la stessa passione. «Il momento di gloria che sta vivendo questo ballo - spiega Germano Scarperrotta, insegnante di tango - deriva dal bisogno di socializzazione. In discoteca si balla da soli. Nel tango si è in due. Necessariamente ci si conosce». La musica stessa, pur essendo parte fondamentale del rito, è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo.

Nel tango esistono alcune regole non scritte, che vanno rispettate. Una di queste è la regola dei «tre tanghi»: quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario), eseguiranno assieme almeno tre balli. Se uno dei due decide di ritirarsi prima significa che non gradisce la compagnia, ed è considerato un comportamento altamente offensivo. Ballare quattro brani significa che si apprezza il partner ballerino. Un'altra regola, salvifica per il gentil sesso, si chiama «cortina» ed è affidata al Musicalizador, che è il dj dei tanghèri: ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono. Se le fanciulle desiderano essere invitate a ballare, è opportuno che posizionino le loro sedie a bordo pista e facciano capire con lo sguardo che sono disponibili a ballare. E' buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate.

Tutti possono ballare tango, senza distinzione di età. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi. Ogni lezione dura un'ora e mezzo e costa circa 13 euro.

Le mie osservazioni.

1. Regola dei tre giri/balli: non esiste a Buenos Aires, patria del Tango. E' una "regola" comparsa fuori dall'Argentina, mutuata verosimilmente dal ballo da sala.
2. Locali fumosi: solo a Buenos Aires, dove, per la presenza di poderosi impianti di climatizzazione o enormi ventilatori a muro, è ancora consentito fumare. Comunque l'ambiente non è fumoso neanche li.
3. Locali fiocamente illuminati da luci rossastre: a Buenos Aires le Milongas sono illuminate quasi a giorno, sia per consentire l'invito con lo sguardo durante la cortina (mirada y cabecéo), sia perché durante il ballo tutti devono essere visibili. Chi le ha fornito quell'informazione ha un'idea "viziosa" del Tango, da ballare con poca luce e per giunta "rossastra", quasi a riferirsi a qualcosa di peccaminoso (luce rossa = casa di tolleranza).
4. Gambe di donne in perenne movimento: solo se ballano quello che Lei ha definito tango nuevo o fantasia, per lo stile milonghero non è così.
5. Il tango nasce a Cuba (Habanera): a Cuba nasce l'habanera, non il tango. La stessa musica, giunta sul Rio della Plata, è stata tra i progenitori del tango, insieme al candombe.
6. Si diffonde solo nei primi del '900 in Argentina, principalmente a Buenos Aires: la nascita del Tango, tra Buenos Aires e Montevideo, viene datata intorno al 1880. Per molto tempo si è ballato solo a Buenos Aires, per quanto riguarda l'Argentina.
7. Esistono tre scuole di tango: la prima, e forse la più nota, è la Milonghera, nata a Buenos Aires alla fine dell'ottocento: lo stile milonguero è stato definito tale da circa un decennio. Dalla fine dell'800 a Buenos Aires si ballava Tango, senza aggettivi. Attualmente indica un modo di ballare, con l'abbraccio stretto, poco appariscente, più intimo per la coppia.
8. Lo stile detto Nuevo: è nato alla fine degli anni '90, ad opera di Gustavo Naveira e Fabian Salas, ballerini argentini di grande fama. La distanza tra i ballerini non la si misura in centimetri. Questo tipo di tango è problematico nelle milonghe, specie se affollate, perché è quasi inevitabile che chi lo balla finisca per urtare le altre coppie. E' decisamente indicato per le esibizioni di coppie da sole in pista o sul palcoscenico.
9. Si può imparare a ballare tango ... nei locali da ballo: per noi non Argentini è impossibile andare a ballare senza aver preso delle lezioni. L'improvvisazione ci può essere quando si inizia a padroneggiare un minimo di tecnica di ballo. Per gli Argentini, che spesso lo ballavano in forma semplificata in famiglia, forse è possibile. Tutti i bonaerensi con i quali ho parlato nelle Milongas porteñas (le Milonghe di Buenos Aires), sia uomini che donne, avevano preso lezioni da maestri o da amici più esperti.
10. La musica stessa, ..., è calibrata su un volume non troppo alto, per permettere ai ballerini di parlarsi durante la pratica del ballo: ballando il Tango solo la musica può "parlare". Chi parla mentre balla il Tango non ha capito alcunché di questo ballo. A Buenos Aires, patria del Tango, le coppie parlano, per socializzare, solo all'inizio del brano, prima di cominciare a ballare; appena inizia il ballo nessuno dei due parla, almeno con la bocca. Il dialogo diventa corporale, con l'abbraccio, il seguire il ritmo della musica, il proporre ed eseguire particolari movimenti e figure. Il parlare romperebbe l'incantesimo che si crea con il ballo.
11. .. quando un uomo invita una donna a ballare (non dovrebbe mai accadere il contrario): se si informa sull'invito con mirada e cabecéo (sguardo e cenno con il capo), anche dagli articoli presenti sul nostro sito, verificherà che l'uomo che si alza per andare a prendere la dama per il ballo, in realtà si è già accordato con lei tramite il gioco di sguardi fatti poco prima, durante la cortina (stacco musicale non ballabile, con la pista vuota). Almeno così succede a Buenos Aires. Nel resto del mondo e, quindi, anche in Italia, questo modo di invitare è purtroppo l'eccezione.
12. ... ogni quattro brani di tango viene inserito un pezzo di un altro genere musicale, cosicché le coppie si sciolgono: l'utilizzo della cortina per interrompere la tanda ballabile (tanda = 4 tanghi della stessa orchestra e dello stesso periodo, oppure 3 vals o 3 milonghe, possibilmente della stessa orchestra) inizia ad estendersi anche in Italia, grazie ai viaggi fatti a B. A. da tanti musicalizadores che ora mettono la musica nelle nostre Milonghe.
13. E' buona norma, inoltre, che gli uomini invitino a ballare le nuove arrivate: questo succede molto poco a B. A. dove i viejos milongueros prima di invitare una sconosciuta a ballare, devono prima vederla ballare con altri, per capire se sono sufficientemente brave. Piuttosto che ballare male, restano seduti a bere, fumare, guardare gli altri in pista, chiacchierare.
14. Per arrivare a ballare servono una decina di lezioni, effettuabili in un paio di mesi: questa affermazione è sicuramente ottimistica. In un paio di mesi il/la ballerino/a medio/a può provare a ballare in Milonga, ma si muoverà in modo più o meno goffo. In realtà non si finisce mai di imparare e di migliorare/modificare il proprio modo di ballare. Anche solo guardando gli altri che ballano. Un maestro è molto spesso indispensabile per acquisire un buona tecnica di base. Citando altri le dico: "nessun maestro può insegnarti il Tango, il maestro può solo aiutarti a tirare fuori il Tango che è dentro di te".

Sperando di non averla annoiata, la invito cortesemente a visitare il nostro sito, www.faitango.it. L'accesso alle pagine culturali richiede una registrazione, facile e senza spese.

La saluto cordialmente, sperando di incontrarla, prima o poi, in una Milonga

Piero Leli
Presidente di FAItango! - Amministratore di Faitango.it
piero.leli@faitango.it



Punti di Vista

 

 Ogni situazione andrà sempre valutata da diversi punti di osservazione

 

rompere gli schemi mentali


Goliardici ed Irriverenti

Essere altamente asociale e tremendamente socievole , ecco perché ascolto tutti ma parlo con pochi !!